Attualità e Politica

Globalizzazione e miseria del riformismo: socialismo o barbarie?

“NEC RIDERE NEC LUGERE, NEQUE DETESTARI, SED INTELLIGERE”

“Non ridere né piangere, ma ricominciare a far funzionare i cervelli”

UGO FOSCOLO

La sinistra ha perso sia nelle versione moderata (PD) che in quella più estrema (LEU e PAP). Ha perso sia a Caivano, attestandosi al 9 % sia a livello nazionale (PD al 19%, LEU 3-5% e PAP all’1%), sia in Europa.

Non c’è nel vecchio continente nessun governo dove la Sinistra abbia un ruolo egemone.

Dopo la sconfitta tutti cercano di individuare le ragioni di una perdita di consensi così grave. Molti ritengono che la sconfitta sia da ascrivere a questo o a quel leader (Renzi in Italia, i Socialisti in Francia, Shultz in Germania e via dicendo). Questa personalizzazione della sconfitta non porta a nessuna parte e non aiuta a capire le ragioni profonde di una sconfitta che ha origine negli anni ’70, i cui esiti più nefasti si sono manifestati oggi.

La sinistra perde consensi perché non è più in grado di rappresentare gli stati sociali a cui storicamente faceva riferimento. La classe operaia che aveva consentito, dal dopoguerra agli anni ’80, di fare del PC il più grande partito comunista dell’occidente, non esiste più. La ristrutturazione capitalistica degli anni ’70 ne ha ridotto drasticamente il numero e la composizione.

Nel nostro paese interi settori manifatturieri sono stati cancellati e disaggregati. Non esiste più la Torino operaia come non esiste più l’Italsider e la cantieristica.

In luogo di grandi stabilimenti si afferma un nuovo modello produttivo basato sul tessuto di piccole e medie concentrazioni operaie, dove il ricatto dei padroni si è fatto sempre più forte nel corso degli anni.

L’Europa uscita dalla Seconda Guerra Mondiale non è più la stessa di quella di oggi.

La capacità delle classi lavoratrici di conquistare un welfare sempre più solido è stata erosa dall’iniziativa del padronato che ha via via attaccato e indebolito quelle che erano le conquiste operaie che sono state alla base della vittoria della social democrazia in tutta Europa. Alla ristrutturazione capitalistica ha fatto seguito l’implosione del Sistema Sovietico già minato da mille contraddizioni. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 spegne per sempre il faro acceso della Rivoluzione Bolscevica del 1917. Il Socialismo reale muore e con esso anche la prospettiva storica di costruire un mondo di liberi e uguali.

Caduta la cortina di ferro, rappresentata dall’URSS e dai suoi satelliti, il capitalismo si afferma come modo di produzione in tutto l’emisfero occidentale.

Il padronato può delocalizzare, ristrutturare e smembrare a proprio piacimento. Il contratto a tempo indeterminato diventa sempre più una forma residuale. Si affermano nuove categorie di contratti: a chiamata, a progetto e simili. Crescono le partite iva. Il lavoro precario sopravanza di gran lunga i rapporti stabili di lavoro.

L’Europa si dà regole sempre più stringenti che costringono i paesi a misure “draconiane” per stare dentro i parametri imposti dai vertici di Bruxelles. Niente misure espensive della spesa pubblica, taglio dei servizi, privatizzazione della sanità, polverizzazione dei diritti sindacali. Jobs Act e legge Fornero completano un quadro di devastazione dei diritti sociali e sindacali avviati negli anni ’80.

In questo scenario la sinistra riformista non ha più nessuna capacità di aggregare un blocco sociale che possa portare al governo del paese.

Il suo continuare ad essere una minoranza è conseguenza diretta dell’azione capitalistica che nell’arco di 30 anni ha completamente rivoluzionato la base produttiva del paese e radicalmente trasformato la composizione sociale della forza lavoro industriale.

Se gli operai dell’ex Sulcis votano il movimento cinque stelle non c’è affatto da meravigliarsi. In tutto il sud il movimento cinque stelle ha preso più del 50 % di consensi, questo accade proprio perché la sinistra riformista non ha alcuna proposta credibile per tutti i lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, per i giovani in cerca di primi lavori, per gli anziani che non possono più curarsi.

Se al nord anche gli operai dell’ex fiat votano il movimento cinque stelle è perché l’italia non ha più una politica industriale all’altezza dei processi di globalizzazione e quello che resta della classe operaia si sente abbandonata e quindi preferisce Di Maio o Salvini a Renzi.

Disgregata la classe operaia perdono forze, valori e identità costruite in mezzo secolo della sinistra. Il corpo sociale si disaggrega, vengono meno i legami di coesione sociale ed emerge l’impolitica, un rancore sordo contro tutto e tutti.

La sinistra non recupererà i propri consensi cambiando un segretario con un altro. Occorrerà attraversare un lungo processo e come sempre occorrerà partire dai bisogni reali della gente, costruire lotte sui territori, far emergere una nuova leva di militanti, capaci di rappresentare le esigenze di una collettività che non si riconosce più.

Nel contempo faticosamente sta nascendo una sinistra anti capitalistica che ha compreso che nell’attuale crisi della sinistra si esce solo con un programma radicale, basato sulla ridistribuzione delle ricchezze prodotte e sulla difesa intransigente dell’ambiente e della salute.

Oggi come ieri l’alternativa è: socialismo e barbarie?