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80 ANNI FA LE LEGGI RAZZIALI VOLUTE DAL FASCISMO

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.
L’11 novembre 1938 furono promulgate, dal regime fascista di Mussolini, le leggi razziali che seguirono quelle di 5 anni prima promulgate da Hitler nel 1933.
Iniziò la persecuzione degli ebrei e non solo, questi furono destituiti dai luoghi pubblici, dalla scuola e, soprattutto, non potevano insegnare o svolgere attività o varie professioni. Ogni ebreo doveva dichiarare la sua appartenenza alla razza ebraica e, quindi, iniziò il calvario che si protrasse per diversi anni.
Gli ebrei furono prima CENSITI e poi rinchiusi nei ghetti, rastrellati, inviati nei lager in Germania, dove in quasi tutta la totalità furono assassinati.
Quelle leggi volute da Mussolini e controfirmate da Vittorio Emanuele III si basavano su un principio scientificamente sbagliato e moralmente inaccettabile: gli umani si dividevano in razze, e fra questa  la razza ariana era quella che doveva dominare il mondo.
Questa tragica teoria della razza precipitò il mondo nella Seconda Guerra Mondiale portando allo sterminio degli ebrei, dei rom, degli omosessuali, dei disabili mentali e psichici.
Da questa guerra non emerse l’uomo nuovo, ma un’Europa devastata sia nella carne che nello spirito. 60 milioni di persone persero la vita, intere città furono rase al suolo, milioni di mamme aspettavano invano il ritorno dei propri cari.
Il fascismo fu responsabile di questa catastrofe e tutti noi dovremmo imparare questa lezione dalla storia per evitare che qualcuno riesumi i fantasmi del passato indicando nei ROM il nemico della razza italiana.