Il termine compassione deriva dal latino (cum + patior), compatire, e dal greco (sym + patheia), simpatia, che nel complesso significa provare dolore, capire la sofferenza altrui e desiderare di alleviarla.

Il Novecento non è stato certo un secolo compassionevole: due guerre mondiali e diversi genocidi.

Non provarono compassione i nazisti nei confronti dei disabili mentali che furono i primi ad essere gasati, non provarono compassione le SS nello sterminare milioni di bambini ebrei, omosessuali, testimoni di Geova e prigionieri politici, non provarono compassione i fascisti nel rastrellare e deportare migliaia di ebrei.

Non provarono compassione i giovani ufficiali turchi che sterminarono tutta la popolazione armena, non provò compassione Stalin che assassinò nei gulag milioni di contadini e una parte dei Dirigenti del Partito Bolscevico, non mostrarono compassione Pinochet e Videla che assassinarono migliaia di oppositori lanciandoli ancora vivi dagli aerei.

Non mostrano compassione i soldati dell’ISIS che sgozzano civili inermi in ogni parte del mondo.

Non mostrano compassione i vari leader in Europa che, spaventati dal diverso e dal migrante, innalzano reticolati e muri.

Non è compassionevole il popolo italiano, che in stragrande maggioranza ha dato i voti ad una forza politica schiettamente razzista come la lega e, che consente a Salvini di chiudere tutti i porti  lasciando in mezzo al mare migliaia di disperati.

La compassione non sembra più appartenere al popolo italiano che ha dimenticato di essere stato un popolo di migranti e che oggi finge di non vedere che il canale di Sicilia è diventato un luogo di morte, dove galleggiano corpi di chi fugge da miseria e guerra.

Nessuna compassione per i bambini che affogano: i loro corpi non turbano i sogni di quanti pensano che i migranti devono stare nei loro paesi.

Nessuno ricorda più l’esodo degli ebrei dall’Egitto e l’esodo degli italiani verso le Americhe.

Siamo diventati tutti senza memoria, senza umanità.

Il messaggio evangelico di Matteo, capitolo 25, dice questo:

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.


37 
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.


Parole che non sembrano riscuotere oggi molto successo. Qualcosa è profondamente cambiato nel nostro essere e nel nostro modo di stare al mondo.

La globalizzazione ci ha trasformato tutti in individui privi di legami sociali e  impegnati in una sola “battaglia” quotidiana: quella per sopravvivere.

Il sistema capitalistico ci ha resi ciechi e Sordi.

L’altro è diventato il nostro nemico, l’inferno da cui fuggire. Siamo tutti più soli. Non comprendiamo più le sofferenze altrui.

Questa è la nostra condizione attuale che ci fa diventare insensibili rispetto ai drammi del mondo.