Attualità e Politica

Scambio politico-mafioso. Arrestato ex sindaco PD: voti in cambio di appalti. Coinvolta la Ditta Tekra.

Un vero e proprio patto con il rivale è costato l’arresto ad un ex sindaco Pd di Vittoria, in Sicilia. Indagato l’attuale primo cittadino di centrodestra. In manette altri cinque legati alle cosche.

Sono stati ottenuti dal gip gli arresti dell’ex sindaco, Giuseppe Nicosia, di suo fratello Fabio (consigliere comunale) e per altre 4 persone:  Giovambattista Puccio detto “Titta u ballerinu” e Venerando Lauretta, entrambi già condannati per associazione mafiosa. I domiciliari sono scattati anche per Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta, entrambi con precedenti penali. In particolare, i due risultano aver svolto un ruolo di intermediazione nell’accordo criminale tra politica e mafia

Secondo le indagini del Gico della Guardia di Finanza ci sarebbero dei legami tra pezzi del Pd ed i clan di Vittoria: appalti e posti di lavoro come merce di scambio in un accordo che è durato circa 10 anni. L’accusa è voto di scambio politico-mafioso che si sarebbe perpetrato in tutte le tornate elettorali amministrative, regionali e politiche dal 2006 ad oggi. Nel giugno 2016, le perquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza nei comitati elettorali di alcuni candidati.

Coinvolta nella vicenda anche la TEKRA (ditta che si occupa di smaltimento di rifiuti).

Secondo la procura il fatto Politico – Mafioso prevedeva il passaggio di cantiere di circa 60 netturbini dalla ditta TEKRA alla muova ditta che ha assunto il servizio, senza che questi avessero i requisiti e la professionalità a norma di legge.

Nella conferenza stampa del 21 Settembre c.a. riportiamo testualmente quello dichiarato dal Capitano della Guardia di Finanza che ha condotto le indagini:

“Il bacino di voti da cui attingevano questi signori, era quello degli operatori ecologici, a cui veniva promesso il mantenimento del posto di lavoro. E quindi di 60 persone nel cosiddetto passaggio di cantiere dalla società preesistente a quella successiva, nonostante questi stessi lavoratori non avessero le condizioni previste dal contratto collettivo nazionale per poter beneficiare di questo strumento, che è chiaramente lo strumento volto a evitare mobilità, ma richiede appunto presenza di determinati requisiti.”